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Kilocal Colesterolo funziona? Recensione, opinioni e prezzo

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Kilocal Colesterolo è la proposta formulata da Pool Pharma per il benessere cardiovascolare; a dispetto del nome l’azione vuol essere mirata su diversi aspetti di salute (cardiaci, vascolari e metabolici) e per questa ragione l’integratore è caratterizzato da un numero molto elevato d’ingredienti.

La posologia consigliata prevede l’assunzione di una compressa al giorno, da deglutire con un sorso d’acqua (personalmente ne consiglio l’assunzione alla sera in modo da sfruttare l’azione della monacolina K nelle ore notturne, quelle di massima produzione di colesterolo endogeno); ne troviamo in commercio due confezioni diverse, contenenti rispettivamente 15 e 30 compresse (2 settimane e un mese di terapia).

In accordo alle indicazioni del produttore “[p]er l’uso del prodotto si consiglia di sentire il parere del medico” e questo, nonostante il fatto che Kilocal Colesterolo non richieda ricetta medica per essere acquistato, per due ragioni.

  1. Alcuni ingredienti contenuti hanno controindicazioni e possono causare effetti indesiderati,
  2. ma soprattutto un’eventuale condizione di ipercolesterolemia (colesterolo alto) dev’essere sempre valutata da personale sanitario, che si occuperà di stabilire un profilo di rischio dell’individuo valutando successivamente la strategia terapeutica più opportuna.

Si raccomanda in particolare che:

  • non venga sostituito a farmaci in uso senza l’espresso avallo del medico,
  • non venga associato ad eventuali farmaci in uso senza il parere medico, in particolare a statine (pravastatina, atorvastatina, simvastatina, …).
MinSan: 941145447
Compresse (Da deglutire intera)
Linea Kilocal
Ultimo aggiornamento il 21 Settembre, 2021 11:21

Kilocal Colesterolo funziona? Recensione, opinioni e prezzo Prezzi

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Andamento dei prezzi nel tempo

Prezzi di KILOCAL COLESTEROLO 15 COMPRESSE
Ultime variazioni
  • 12,59€ - 21 Novembre, 2020
  • 9,60€ - 20 Novembre, 2020
  • 12,95€ - 5 Novembre, 2020
  • 7,45€ - 4 Novembre, 2020
  • 6,99€ - 1 Novembre, 2020
  • 7,10€ - 30 Ottobre, 2020
  • 6,06€ - 10 Ottobre, 2020
  • 7,10€ - 2 Ottobre, 2020
Since: 1 Maggio, 2020
  • Prezzo più alto 12,95€ - 5 Novembre, 2020
  • Prezzo più basso 6,05€ - 10 Luglio, 2020

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Ospite
Antonio
1 Dicembre, 2020

Buona sera gentili medici. Il mio dottore mi ha prescritto una terapia per il colesterolo, ma senza statine: posso usarlo o è meglio scegliere un altro prodotto? Spero in una vostra risposta che possa aiutarmi nella scelta.

Supporto
2 Dicembre, 2020

Senza statine di sintesi o senza molecole statino-simili in genere? Per offrire un giudizio è essenziale comprendere meglio il consiglio del medico e il senso di “senza statine”.

Glielo chiedo perché Kilocal Colesterolo contiene monacolina K, una sostanza perfettamente sovrapponibile alle statine di sintesi.

 

Descrizione

Introduzione

Kilocal colesterolo è un integratore alimentare in compresse rivestite a rilascio modificato, mirato al mantenimento dei corretti valori ematici di colesterolo e trigliceridi, della glicemia e, in generale, al mantenimento della salute cardiovascolare e di una buona circolazione sanguigna.

Vediamo nel dettaglio gli ingredienti attivi presenti nella formulazione

Monacolina K da Riso rosso fermentato

Il Riso rosso fermentato è un prodotto ottenuto dalla fermentazione del riso ad opera di un lievito, il monascus purpureus, che durante il processo di fermentazione fa sì che il riso si arricchisca di un particolare componente, la Monacolina K. Quest’ultima, isolata per la prima volta nel 1979 dallo scienziato giapponese Akira Endo, non è altro che una statina vegetale (ricordiamo che le statine sono i farmaci d’elezione per il controllo del colesterolo): la sua struttura è chimicamente sovrapponibile a quella della Lovastatina, un farmaco di sintesi. Sia la Monacolina K che le statine di sintesi agiscono su un particolare enzima epatico, l’HMG-CoA reduttasi, responsabile della sintesi del colesterolo endogeno: bloccando l’attività di questo enzima, si riduce la quantità di colesterolo prodotto all’interno del corpo (e di conseguenza quello circolante).

Da quanto descritto, è evidente che né la Monacolina né le statine di sintesi agiscono sul colesterolo eventualmente introdotto con la dieta: è essenziale dunque affiancare all’assunzione del farmaco o dell’integratore un corretto regime alimentare, in modo da ridurre anche l’introito di colesterolo dall’esterno.

L’efficacia della Monacolina nel ridurre il colesterolo è stata dimostrata in numerosi studi clinici.

In una recente metanalisi su 20 studi atti a verificarne efficacia e sicurezza, la Monacolina è risultata significativamente più efficace rispetto al placebo e al pari delle statine di sintesi nel ridurre il colesterolo totale e LDL. A dosi comprese tra 3 e 10 mg al giorno la Monacolina si è dimostrata in grado di ridurre il livello di LDL del 20-25%; l’effetto sui trigliceridi pare sia significativo soprattutto in caso di livelli elevati in partenza, mentre sul colesterolo HDL risulta trascurabile.

Inoltre, pare che la Monacolina riesca ad essere meglio tollerata in pazienti che hanno manifestato effetti collaterali avversi in risposta al trattamento con i farmaci tradizionali: in uno studio condotto su 55 pazienti che avevano dovuto interrompere la terapia con statine di sintesi a causa degli effetti collaterali manifestatisi, la somministrazione di 10 mg al giorno di Monacolina per 12 mesi si è dimostrata ben tollerata ed efficace, portando a una diminuzione del colesterolo LDL fino al 27% rispetto alla situazione di partenza.

Confrontata con il suo analogo di sintesi, la Lovastatina, la Monacolina sembra avere maggiore biodisponibilità (ossia, in parole povere, ne viene assorbita di più): questo si traduce in pari efficacia a dosi inferiori, come confermato da diversi studi clinici, in base ai quali con 5-6 mg al giorno di Monacolina si otterrebbe lo stesso effetto di 20-40 mg di Lovastatina sull’abbassamento del colesterolo ematico.

La maggior parte degli integratori a base di riso rosso fermentato disponibili in commercio – e Kilocal colesterolo non fa eccezione – contiene una quantità di Monacolina pari a 10 mg: questa scelta è probabilmente una conseguenza di quanto dichiarato dall’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) alcuni anni fa, quando l’ente in questione autorizzò per la Monacolina l’indicazione di utilità per il controllo dei livelli ematici di colesterolo, purché assunta alla dose giornaliera di 10 mg. Tuttavia, sulla base di studi successivi che ne dimostravano l’efficacia anche a dosi inferiori (a partire da 3 mg al dì) e soprattutto alla luce della segnalazione di effetti collaterali in precedenza non segnalati, l’EFSA ha ritrattato le proprie posizioni, specificando che al momento non esistono studi sufficienti per affermare che 10 mg di Monacolina rappresentino effettivamente la dose opportuna per garantire efficacia e sicurezza d’uso.

Alla luce di queste considerazioni, dunque, si raccomanda di informare il proprio medico curante e di segnalare tempestivamente qualsiasi problema di salute che possa essere ricollegato all’uso di Monacolina.

Per un’indicazione di massima su quali potrebbero essere gli effetti collaterali, riportiamo quanto pubblicato recentemente sul British Journal of Clinical Pharmacology da un gruppo di ricercatori italiani, che ha classificato le reazioni avverse riconducibili all’uso di estratti di riso rosso fermentato, derivanti da segnalazioni pervenute all’Istituto Superiore di Sanità tra il 2002 e il 2015. Nello studio sono state documentatele le seguenti reazioni avverse (55 in totale nel periodo di studio considerato), raggruppabili come segue:

  • dolori muscolari
  • rabdomiolisi, ossia rottura delle cellule muscolari
  • problemi gastrointestinali
  • danni epatici
  • rash cutaneo
    [1-7]

Il riso rosso e riso rosso fermentato non sono lo stesso alimento: il primo è una particolare qualità di riso integrale, mentre il secondo, come già riportato, è il prodotto di fermentazione del riso comune da parte di un lievito.

Coleus Forskolli

Il Coleus Forskolli (Plectranthus barbatus) è una pianta perenne appartenente al genere delle Lamiaceae (o Labiateae) – lo stesso della Menta, per citare un esempio – originaria di Nepal, India e Tailandia. Il Coleus – e in particolare l’estratto delle sue radici – ha alle spalle una lunga tradizione di utilizzo nella medicina Ayurvedica come diuretico, purificatore del sangue e antipertensivo.

Nel 1974, durante uno screening di larga scala effettuato dall’Indian Central Drug Research Institute sulle piante medicinali, fu scoperto il componente responsabile dell’azione antipertensiva del Coleus, la Forskolina (inizialmente chiamata coleanolo). Da quel momento cominciarono gli studi sulle proprietà terapeutiche del Coleus Forskolli, incentrati all’inizio prevalentemente sulle problematiche cardiovascolari, in virtù dell’effetto vasodilatatore della Forskolina.

Il Coleus Forskolli trova attualmente indicazione nella medicina Ayurvedica per i più svariati disturbi. Ne citiamo alcuni:

  • asma e allergie
  • psoriasi ed eczemi
  • obesità
  • sindrome del colon irritabile
  • infezioni del tratto urinario
  • ipertensione e angina pectoris
  • glaucoma

In Kilocal Colesterolo il Coleus Forskolli è inserito allo scopo dichiarato dal produttore di favorire l’equilibrio corporeo.

Dal punto di vista della ricerca scientifica esistono al momento solo studi preliminari che hanno indagato le proprietà dimagranti del Coleus Forskolli, sfortunatamente con risultati ancora poco soddisfacenti. In uno studio clinico a confronto con placebo, la somministrazione di 250 mg di Coleus Forskolli (titolato al 10% in Forskolina) due volte al giorno a 30 soggetti sovrappeso o obesi (BMI> 26Kg/m2) non ha prodotto risultati in termine di diminuzione del peso corporeo; tuttavia un risultato positivo si è ottenuto nella riduzione della massa grassa (4,14% nel gruppo del Coleus Forskolli, contro lo 0.96% del gruppo trattato con placebo) e nell’aumento di massa magra.

In uno studio clinico più recente è stata somministrata la stessa dose di estratto di Coleus Forskolli utilizzata nello studio precedente (250 mg due volte al giorno), oppure un placebo, a 30 soggetti sovrappeso o obesi con sindrome metabolica, insieme a una dieta ipocalorica: al termine delle 12 settimane del test, è stata registrata una diminuzione della circonferenza di vita e bacino sia nel gruppo trattato con Coleus Forskolli che in quello trattato con placebo, insieme a un aumento del colesterolo HDL; nel gruppo trattato con l’estratto, però, si è evidenziato un miglioramento nella resistenza all’insulina più marcato rispetto al gruppo placebo.

In sostanza dunque, gli studi, per quanto ancora a livello preliminare, non sembrano evidenziare un effetto eclatante da parte dell’estratto di Coleus Forskolli nella diminuzione del peso corporeo in soggetti sovrappeso.

Si tenga inoltre presente che questi studi sono stati condotti utilizzando 250 mg di estratto secco – una dose 100 volte superiore quella presente nel Kilocal colesterolo (25 mg per compressa). Tuttavia, è opportuno precisare che l’obiettivo dichiarato dal produttore in merito alla scelta del Coleus Forskolli non è quello del trattamento dell’obesità ma il mantenimento del peso corporeo.

Per quanto riguarda la sicurezza d’uso, in base agli studi pubblicati, l’estratto del Coleus Forskolli si è dimostrato ben tollerato fino alla dose di 1,4 g al giorno, per un periodo di 3 mesi di assunzione continuativa.

Alcune persone hanno manifestato effetti collaterali a livello intestinale (feci molli, aumento della peristalsi intestinale).

Studi condotti su animali hanno evidenziato un possibile effetto di inibizione dell’impianto embrionale a livello uterino, per cui l’assunzione di Coleus Forskolli è assolutamente sconsigliata in gravidanza. Sull’allattamento non ci sono studi disponibili, ma se ne sconsiglia l’utilizzo in via precauzionale.

Infine, in merito ad eventuali interazioni con i farmaci, si raccomanda cautela nell’assumere estratti di Coleus Forskolli in caso di uso concomitante di farmaci o integratori ad azione antipertensiva o anticoagulante, perché si potrebbero sommare gli effetti in modo pericoloso.

[8-10]

Fieno greco

Il Fieno Greco è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Leguminosae ed è nativo dell’Asia occidentale e del sud Europa; attualmente è coltivato anche in India, Pakistan, Egitto, Francia, Argentina e Nord Africa. Foglie e semi sono ricche di componenti attivi: flavonoidi, saponine, acido tannico, fibre, mucillagini, amminoacidi essenziali e vitamine. In particolare, le foglie contengono il 25% di proteine e il 26% di fibre e sono una buona fonte di calcio, ferro, beta-carotene; i semi contengono fino al 10% di grassi insaturi, 40-50% di carboidrati (in prevalenza galattomannano), 20-30% di proteine (ricche in arginina, alanina e glicina).

Semi e foglie di Fieno Greco sono conosciute e utilizzate da secoli in tutto il mondo sia a scopo alimentare che medicinale: nell’antico Egitto veniva utilizzato come afrodisiaco e, insieme al miele, come rimedio per diabete, dispepsia, reumatismi, rachitismo, anemia e costipazione; semi di fieno greco sono stati ritrovati nella tomba di Tutankhamon, posti probabilmente per sostenerlo nell’aldilà.

Greci e Latini lo utilizzavano per l’iperglicemia e gli Ebrei Yemeniti come rimedio per il diabete di tipo 2; in Turchia e palestina fa tuttora parte dei rimedi erboristici per il trattamento di tale patologia.

In India, Cina e Medioriente è tuttora utilizzato sia a scopo alimentare (come aromatizzante è spesso utilizzato poiché mima il sapore dello sciroppo d’acero) che terapeutico, per stimolare la produzione di latte nelle puerpere, per sostenere la digestione e come tonico generale.

L’azione ipoglicemizzante del Fieno Greco è stata oggetto di numerosi studi sia in vitro che in vivo, su animali e sull’uomo: l’effetto pare sia dovuto alla presenza di fibre – in particolare Galattomannano – che riducono l’assorbimento del glucosio introdotto con l’alimentazione, con conseguente riduzione del picco glicemico postprandiale. Inoltre, secondo alcuni studi, il Fieno Greco avrebbe un’azione insulino-mimetica e sarebbe in grado sia di aumentare la sensibilità all’insulina (che sappiamo diminuire nei pazienti diabetici o pre-diabetici) che di aumentarne la quantità prodotta dal corpo. In vitro, il Fieno Greco si è anche dimostrato in grado di stimolare la secrezione stessa di insulina da parte delle cellule del pancreas.

Secondo una metanalisi condotta nel 2014 su 10 studi clinici in merito all’azione ipoglicemizzante del Fieno Greco, l’assunzione di semi in polvere o estratti idroalcolici da parte di pazienti affetti da diabete di tipo 2 è potenzialmente in grado di ridurre in modo significativo i livelli di glucosio a digiuno – in taluni casi già dopo i primi 10 giorni di somministrazione. Il range di dosi utilizzato nei diversi studi è molto ampio (da 1 a 100 g al giorno di semi in polvere), ma pare che i risultati migliori si ottengano utilizzando i dosaggi più elevati (gli effetti risultavano praticamente nulli con quantità inferiori a 5 g/die). Si tenga presente che in molti degli studi considerati, i pazienti erano già in terapia farmacologica e/o dietetica: il fieno greco, in questi casi, è stato studiato come supporto alle terapie convenzionali.

La somministrazione di Fieno Greco sarebbe inoltre in grado di diminuire in modo significativo il rischio di sviluppare diabete in persone con glicemia elevata (in condizione pre-diabetica), come dimostrato in un recente studio durato 3 anni, in cui pazienti di età compresa tra 30 e 70 anni sono trattati con 10 g giornalieri di Fieno Greco in polvere (in due dosi da 5 g l’una, prima dei pasti). Al termine dello studio, l’incidenza cumulativa di diabete – ossia la % di persone che hanno sviluppato la malattia nell’arco di tempo considerato – è risultata essere del 23% nel gruppo trattato con Fieno Greco e del 55% nel gruppo di controllo. In più, nel primo gruppo si è registrata anche una riduzione altrettanto significativa del colesterolo LDL.

Oltre all’effetto ipoglicemizzante, il Fieno Greco ha dimostrato possedere una buona capacità di ridurre il colesterolo ematico – soprattutto in pazienti diabetici.

L’azione sarebbe dovuta anche in questo caso al contenuto di fibre che, insieme alle saponine, interagirebbero direttamente con gli acidi biliari nel tratto gastrointestinale, inibendo l’assorbimento del colesterolo. Anche in questo caso, gli effetti parrebbero fortemente dipendenti dalla dose utilizzata: 18 g al giorno di germogli di fieno greco in volontari sani hanno prodotto una significativa diminuzione del colesterolo totale e LDL, mentre la somministrazione di 5 g di semi al giorno, per 3 mesi, non ha prodotto effetti significativamente superiori al placebo.

Riguardo l’effetto sul metabolismo dei trigliceridi – al cui scopo il Fieno Greco è presente in Kilocal Colesterolo – l’evidenza scientifica è meno conclusiva: accanto a studi ove si registra un miglioramento del quadro lipidico complessivo (riduzione del colesterolo totale, LDL e trigliceridi), ve ne sono altri ove si osserva solo un effetto sul colesterolo e non sui trigliceridi.

Resta un po’ di perplessità sulla quantità di estratto di Fieno Greco presente in Kilocal Colesterolo, che risulta pari a 100 mg – quantità estremamente più bassa rispetto a quella segnalata come efficace negli studi riportati in letteratura, ossia a partire dai 5 g in su (a meno che si tratti di estratti concentrati, che in ogni caso vengono somministrati alla dose di 500 mg giornalieri). Tuttavia, bisogna tener conto degli altri componenti del preparato, che potrebbero avere azione sinergica (esempio la Monakolina sul colesterolo).

A seconda della forma di somministrazione, le dosi riportate in letteratura risultano le seguenti:

  • estratto liquido (1:2): 2-6 mL al giorno
  • come ipoglicemizzante: 50-100 g di semi o 1 g di estratto idroalcolico al giorno
  • come ipolipidemizzante: 18 g al giorno di semi germogliati oppure 100 g di polvere di semi sgrassata, distribuiti ai pasti

Dal punto di vista della sicurezza, il consumo alimentare di Fieno Greco è considerato di norma sicuro. Alcuni effetti indesiderati transitori si sono manifestati a dosaggi elevati (100 g al giorno) con sintomi di tipo gastrointestinale, come nausea, diarrea e flatulenza.

L’allergia diretta al fieno greco è piuttosto rara, ma occorre prestare attenzione in caso si sia allergici ai ceci, poiché potrebbero insorgere fenomeni di allergia crociata.

L’uso alimentare in gravidanza non presenta particolari controindicazioni. Tuttavia non esistono studi riguardo l’assunzione come integratore ad elevate dosi (alcune fonti però suggeriscono un possibile effetto pericoloso sulla contrazione uterina): si raccomanda sempre di usare prudenza e informare il medico curante.

In ragione dell’effetto ipoglicemizzante, particolare attenzione deve essere usata in caso di pazienti in cura farmacologica per la glicemia alta, poiché potrebbero sommarsi pericolosamente gli effetti.

[1,8,11-15]

Olivo

L’Olivo (Olea europaea L.) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Oleaceae, nativo delle regioni del Mediterraneo. Le origini dell’Olivo si perdono nella notte dei tempi: la prima testimonianza scritta si trova nella Bibbia, quando una colomba con un ramo di ulivo nel becco annuncia a Noè la fine del diluvio universale, ma esistono testimonianze risalenti addirittura al 3000 a.C., agli albori della civiltà minoica e micenea (Creta e Micene-la città di Agamennone).

Attualmente la pianta di olivo è coltivata nel bacino del Mediterraneo: Italia, Spagna, Grecia coprono il 75% della produzione mondiale di olio di oliva; il resto proviene dalle regioni calde e temperate di Africa (20%) Asia, Australia e Stati Uniti.

Oltre a fornire frutti (le olive) e un olio pregiato per cucinare e condire pietanze, la pianta dell’olivo è stata tradizionalmente utilizzata nei secoli anche a scopo medicinale.

Le foglie, in particolare, venivano utilizzate per svariate applicazioni:

  • prevenzione e la cura di infezioni batteriche, virali e fungine
  • mantenimento dell’igiene orale (masticare le foglie teneva lontane le infezioni batteriche del cavo orale)
  • disturbi gastrici e intestinali
  • infezioni del tratto urinario
  • pressione alta (l’estratto delle foglie a caldo veniva utilizzato come diuretico)
  • trattamento dell’iperglicemia
  • trattamento dell’asma bronchiale

Molte di queste proprietà sono state confermate oggi da diversi studi effettuati sia in vitro che in vivo.

L’olio d’oliva, dal canto suo, è ad oggi riconosciuto come alimento ricco di importanti qualità nutrizionali, come confermato dagli enti regolatori sia europei che americani.

Nel Novembre del 2018 la FDA (Food and Drug Administration, l’organismo di controllo americano su farmaci e alimenti) ha confermato che esiste un’evidenza scientifica a supporto dei benefici per la salute cardiovascolare del consumo di olio di oliva, purché contenga almeno il 70% di acido oleico (che corrisponde alla quantità mediamente presente negli oli d’oliva vergini ed extravergini): in particolare, la FDA riporta come il consumo di 20 g al giorno (circa un cucchiaio e mezzo) di olio di oliva ad elevato contenuto di acido oleico possa ridurre il rischio di sviluppo di malattie coronariche.

L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), dal canto suo, riporta che “la sostituzione di grassi saturi nella dieta con grassi insaturi come l’acido oleico contribuisce al mantenimento dei normali livelli di colesterolo nel sangue”- importante fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiocircolatorie.

I benefici per la salute cardiovascolare, sempre secondo quanto riportato dall’EFSA, sarebbero dovuti alla presenza di composti bioattivi fenolici quali oleuropeina (OLE) e idrossitirosolo (HT), presenti sia nell’olio che nell’estratto secco delle foglie d’olivo, e si tradurrebbero in

  • effetto antiossidante sul colesterolo LDL (responsabile della formazione di placche aterosclerotiche)
  • mantenimento dei corretti valori di colesterolo HDL
  • mantenimento della pressione sanguigna corretta
  • effetto antinfiammatorio
  • mantenimento della corretta funzionalità gastrointestinale
  • sostegno al sistema immunitario

L’estratto secco delle foglie di olivo è stato utilizzato sempre più spesso negli ultimi anni per la preparazione di capsule e compresse a scopo nutraceutico. Nel 2017 è stata pubblicata una revisione sugli articoli riguardanti i benefici delle foglie di olivo e dei relativi estratti, che possono essere riassunti come segue:

  • aumento della diuresi e conseguente azione antipertensiva
  • trattamento dell’asma bronchiale
  • effetto sul metabolismo
  • miglioramento della circolazione sanguigna

Inoltre, secondo studi preliminari in vitro, l’estratto potrebbe possedere anche

  • attività antiproliferativa e citotossica nei confronti delle cellule tumorali
  • effetto ipoglicemizzante
  • proprietà antifungine
  • effetto cardioprotettivo

Il limite degli estratti secchi delle foglie è la variabilità delle componenti attive in esse contenute, che dipendono da fattori variabili quali il tipo di cultivar, il periodo di raccolta, il tipo di essicamento – il che causa una potenziale notevole variabilità tra i prodotti in commercio.

In Kilocal Colesterolo troviamo l’estratto secco delle foglie di olivo (100 mg titolati in OLE, pari a 6 mg), allo scopo di favorire il metabolismo di lipidi e carboidrati e sostenere la normale circolazione del sangue.

Si tenga presente che in molti prodotti in commercio l’OLE si trova in quantità tra 50 e 200 mg da assumersi giornalmente, per cui i 6 mg presenti nel kilocal colesterolo potrebbero non essere sufficienti ad esplicare l’effetto desiderato.

L’olio di oliva utilizzato a scopo alimentare è normalmente ben tollerato.

Per quanto riguarda l’estratto secco, gli studi mirati alla sicurezza d’uso e all’individuazione della dose massima sono ancora scarsi. In un recente studio condotto in doppio cieco su 64 pazienti, la somministrazione di 250 mg al giorno di estratto secco di foglie d’olivo è risultata ben tollerata per 12 mesi di assunzione continuativa.

Occasionalmente, in seguito all’ingestione prolungata nel tempo dell’estratto secco, si sono manifestati sintomi transitori quali mal di testa, mal di stomaco, acne.

Non sono note interazioni con i farmaci.

[8,16-20]

Gelso bianco

Il Gelso bianco (Morus alba L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, originaria di Cina, Corea e Giappone, ma oggi coltivato in tutta Europa – dove fu introdotto nel XV secolo per la coltivazione dei bachi da seta.

Il Gelso bianco è una pianta molto longeva, che può addirittura diventare secolare; il suo legno è molto apprezzato per flessibilità, elasticità e durevolezza e viene utilizzato per la produzione di mobili, barche, racchette da tennis, mazze da hockey.

I frutti assomigliano alle more (ma sono di colore chiaro) e possono essere consumati sia cotti che crudi; anche le foglie sono utilizzate come alimento nella tradizione giapponese, coreana e indiana.

Il Gelso bianco è presente come fitoterapico nella medicina tradizionale cinese e coreana da secoli: foglie, fiori e radici erano e sono tuttora utilizzate per trattare febbre e malattie da raffreddamento (raffreddore, tosse, mal di gola), iperlipidemia e iperglicemia, diabete, anemia, ipertensione, dolori osteoarticolari, incontinenza urinaria, acufeni.

I frutti del Gelso bianco sono ricchi di numerosi componenti attivi: flavonoidi, antocianine, carotenoidi e polisaccaridi, a spiccata azione antinfiammatoria e antiossidante.

Per quanto riguarda la letteratura scientifica, esistono alcune evidenze cliniche sull’effetto ipoglicemizzante del Gelso bianco, mentre per quanto riguarda l’effetto sulla pressione arteriosa, per il quale è incluso nella formulazione del Kilocal colesterolo, le prove disponibili derivano solo da test in vitro – e quindi non necessariamente generalizzabili alla reale pratica clinica.

Secondo uno studio in vitro pubblicato nel 2019 da parte di ricercatori di due Università cinesi, l’effetto di abbassamento della pressione arteriosa sarebbe dovuto alla stimolazione, ad opera dei polisaccaridi contenuti nel frutto del Gelso bianco, della produzione di ossido nitrico (il più potente vasodilatatore endogeno) da parte delle cellule endoteliali.

Secondo quanto riportato dal limitato numero di studi clinici disponibili, l’assunzione di estratto di foglie secche fino a 6 grammi, suddivisi in più somministrazioni giornaliere, è considerata sicura, salvo ipersensibilità individuali. In Kilocal Colesterolo sono presenti 100 mg di estratto secco di foglie di Gelso bianco.

Non ci sono informazioni riguardo l’assunzione in gravidanza o allattamento, per cui, in via precauzionale, se ne sconsiglia l’uso.

[8,21-24]

Berberis aristata

La Berberis Aristata (chiamata anche Tree turmeric, Indian barberry, Crespino indiano) è una pianta appartenente alla famiglia delle Berberidaceae. Nativa di India, Nepal e Sri Lanka, la Berberis Aristata si è poi diffusa nelle regioni temperate di Asia, Europa e America.

La Berberis Aristata ha alle spalle una lunga tradizione d’uso come pianta medicinale nella medicina Tradizionale Cinese e Ayurveda, in quella del nord-est europeo (Scandinavia, Russia) e in quella degli indiani d’America, per il trattamento delle più svariate patologie, quali diabete, iperlipidemia, malattie cardiache ed epatiche, malaria, gastroenteriti, diarrea, menorragia; per uso topico è utilizzata per la cura di ferite e bruciature.

Principale responsabile delle proprietà della Berberis Aristata sarebbe la Berberina, un sale d’ammonio quaternario appartenente al gruppo degli alcaloidi isochinolinici. La Berberina ha dimostrato, in esperimenti in vitro, una buona attività antinfiammatoria e antiossidante e, su modelli animali, effetti neuroprotettivi e cardioprotettivi.

Dal punto di vista dei test clinici, esistono alcune prove a sostegno dell’azione ipoglicemizzante dell’estratto di Berberis.

Si tratta di studi clinici preliminari, che, a confronto con placebo, suggeriscono un possibile effetto sinergico di berberina e silimarina (dal Cardo mariano) in termini di riduzione della glicemia a digiuno e di aumentata sensibilità all’insulina nei pazienti con diabete di tipo 2.

Sulla funzionalità cardiovascolare – riportata nell’etichetta di Kilocal Colesterolo – non ci sono invece prove cliniche a sostegno, se non alcuni test che riguardano l’effetto combinato di un preparato commerciale a base di Berberis Aristata, Cardo Mariano e Monacolina K sul miglioramento del quadro lipidico (colesterolo e trigliceridi).

Sulla sicurezza d’uso si sa ancora poco: si è visto per esempio che l’assunzione di un particolare estratto contenente Cardo mariano e Berberis Aristata nella quantità, rispettivamente, di 105 e 588 mg, somministrato due volte al giorno, è risultato privo di effetti collaterali fino a 12 mesi di assunzione continua. Mancano tuttavia test mirati su quale sia l’intervallo di dose efficace e privo di effetti indesiderati.

Secondo alcuni studi, la Berberina può essere considerata ragionevolmente sicura fino a 500-1000 mg di assunzione giornaliera.

Kilocal Colesterolo contiene 42,5 mg di Berberina.

Poiché la Berberina può oltrepassare la placenta, l’uso in gravidanza è fortemente sconsigliato, così come durante l’allattamento – poiché può passare nel latte materno.

Può inoltre interferire con l’azione di alcuni farmaci, in particolare:

  • Warfarin (farmaco anticoagulante)
  • Tolbutamide (ipoglicemizzante per la cura del diabete)
  • Ciclosporina A (antibiotico):

In caso di concomitante terapia farmacologica si raccomanda di consultarsi col proprio medico curante per evitare effetti collaterali indesiderati o pericolosi.

[8, 25-27]

Lespedeza

La Lespedeza (Lespedeza capitata) è una pianta originaria del Nord America appartenente alla famiglia della Fabaceae (Leguminosae), nota nella medicina popolare per l’effetto diuretico e di sostegno in caso di insufficienza renale cronica. I nativi americani, inoltre, ne utilizzavano il tè ottenuto per infusione delle foglie come antidoto al veleno di serpente.

Gli studi scientifici riguardo le proprietà terapeutiche della pianta sono scarsi e poco recenti: l’utilizzo si basa dunque più sulla tradizione popolare che sull’evidenza scientifica.

In Kilocal Colesterolo la Lespedeza è inserita allo scopo di favorire il drenaggio dei liquidi corporei e la funzione depurativa dell’organismo; insieme alla Berberis, favorirebbe la funzionalità dell’apparato cardiovascolare.

Il meccanismo d’azione non è noto: secondo alcuni studi, le procianidine (flavonoidi) contenute nella Lespedeza avrebbero azione inibitoria nei confronti dell’enzima ACE (Angiotensina Converting Enzyme), che regola la pressione arteriosa – lo stesso enzima bersaglio di un’importante classe di farmaci antipertensivi, noti appunto come ACE-inibitori.

I flavonoidi, inoltre, agirebbero da diuretici e coadiuvanti nel trattamento della gotta; la rutina, in particolare, agirebbe come sostegno alla fragilità capillare, migliorando il tono venoso.

Kilocal Colesterolo contiene 100 mg di estratto secco di Lespedeza capitata.

Non sono noti effetti collaterali né interazioni con i farmaci.

[28,29]

Banaba

La Banaba (Lagerstroemia speciosa) è un albero originario del sud est asiatico (Filippine, India, Taiwan), utilizzato nella medicina tradizionale come ipoglicemizzante e antiobesità. Dagli studi scientifici pubblicati finora -in vitro, in vivo e sull’uomo- pare che l’effetto ipoglicemizzante sia dovuto ad un particolare componente della pianta, l’acido corosolico, il quale, con meccanismo simile a quello dell’insulina, favorisce l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule umane, riducendone di conseguenza la quantità in circolo. Inoltre, lo stesso acido corosolico sembrerebbe avere effetto anche sulla riduzione dei trigliceridi e quindi sul metabolismo lipidico.

È stato pubblicato un interessante studio pilota che ha coinvolto 30 soggetti cui è stata somministrata una combinazione di tè verde, Moringa oleifera e Banaba, con vitamina D per 2 mesi: al termine dello studio, si è evidenziata una riduzione della massa grassa e un aumento della massa magra. Si tratta di uno studio condotto su un numero molto limitato di individui e che richiede pertanto ulteriori conferme, ma i risultati sono senza dubbio interessanti.

La Banaba non compare nella descrizione di presentazione che il produttore fornisce su Kilocal Colesterolo: date le proprietà della pianta, possiamo supporre sia stata introdotta nella formulazione in virtù dell’effetto ipoglicemizzante.

Sono presenti 30 mg di estratto secco di Banaba.

Gli studi condotti sinora non hanno evidenziato effetti collaterali avversi riguardo l’utilizzo dell’acido corosolico tal quale o dell’estratto secco di Banaba – anche se sono necessari ulteriori approfondimenti per individuare il livello ideale di assunzione giornaliera, sia in termini di efficacia che di sicurezza. A titolo informativo, il dosaggio utilizzato negli studi pubblicati finora varia da 30-50 mg di estratto secco per due settimane a 100 mg per 12 settimane.

[8,30-31]

Salice

Il Salice bianco (Salix alba L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Salicaceae, comune nelle zone umide di tutta Europa.

La corteccia del Salice è stata utilizzata sin dai tempi antichi per le sue virtù terapeutiche, come testimoniano scritti di medicina cinese risalenti al 500 a.C. e gli scritti di Ippocrate risalenti al 400 a.C.: il padre della medicina descriveva infatti le proprietà di una polvere estratta dalla corteccia di salice per alleviare i dolori e trattare la febbre. Stesse testimonianze le troviamo negli scritti di Erodoto, storico greco contemporaneo di Ippocrate e, ancora prima, negli iscritti di Egizi e Sumeri.

In epoca moderna, i primi studi scientifici sull’attività antinfiammatoria, antidolorifica e antipiretica del salice si devono al reverendo Edward Stone, che, dopo averne scoperto per caso le proprietà terapeutiche su se stesso, lo somministrò a 50 pazienti con febbre malarica, constatandone i miglioramenti. Nel 1764 il reverendo scrisse una lettera alla Royal Society inglese annunciando la scoperta di un nuovo ed efficace rimedio antifebbrile e antidolorifico e giustificandone in modo razionale l’utilizzo a scopo terapeutico. La sostanza responsabile dell’effetto riscontrato da Stone era la Salicina, un glicoside fenolico contenuto nella corteccia e nelle foglie del salice, che una volta introdotta nel corpo viene metabolizzata a livello intestinale ed epatico e trasformata in acido salicilico – il precursore della moderna aspirina (acido acetilsalicilico).

La salicina fu isolata nel 1828 ad opera di scienziati francesi e tedeschi; successivamente si scoprì che l’ossidazione della salicina portava alla formazione dell’acido salicilico, che fu isolato a metà dello stesso secolo. Uno degli studiosi del laboratorio francese che condusse importanti esperimenti su questo derivato era un chimico italiano emigrato a Parigi, tal Raffaele Piria: fu proprio lui a dare il nome di acido salicilico a questo derivato.

L’aspirina come la conosciamo oggi fu sintetizzata nel 1897 dal chimico Felix Hoffmann, che sintetizzò l’acido acetilsalicilico – che possedeva gli stessi effetti terapeutici dell’acido salicilico, ma con minori effetti collaterali, soprattutto in termini di irritazione gastrica. Due anni dopo, nel 1899, la tedesca Bayer iniziò la produzione dell’Aspirina, che può a buon diritto essere annoverata tra i farmaci di maggior successo nella storia della medicina.

Nonostante il grande successo e la diffusione dell’aspirina, l’estratto di salice è tuttora utilizzato nella medicina popolare per il trattamento di diversi disturbi, quali mal di denti, gotta, dolori articolari (artrite, artrosi) e reumatici, dolori mestruali; per uso topico viene utilizzato per favorire la guarigione delle ferite.

Anche se la Salicina è considerata il principale componente dell’estratto di Salice con azione antinfiammatoria e analgesica, è opinione recente che altre sostanze in esso contenute contribuiscano in modo sinergico all’effetto generale: si tratta dei tannini, dei polifenoli, dei flavonoidi e degli esteri della Salicina – che probabilmente rendono conto del minore dosaggio di Salicina (120-240mg), somministrata come estratto di salice, necessaria all’azione terapeutica, rispetto alla dose tipica di Aspirina (500 mg). Inoltre, la Salicina sembra meno aggressiva nei confronti della mucosa gastrica, rispetto all’acido salicilico e acetilsalicilico (Aspirina).

L’azione della Salicina, secondo prove in vitro, sarebbe riconducibile al blocco dei mediatori endogeni dell’infiammazione – ciclossigenasi (COX-2) e prostaglandine (PG) in primis – con conseguente riduzione della reazione infiammatoria.

Sul perché l’estratto di salice sia incluso in Kilocal Colesterolo possiamo solo fare ipotesi, perché non è citato nella presentazione generale del prodotto:

probabilmente, data l’azione antinfiammatoria e il ruolo dell’infiammazione nello sviluppo di diverse patologie, tra cui quelle cardiovascolari, potrebbe essere incluso in via preventiva e protettiva, oltreché per l’azione fluidificante sul sangue.

L’ESCOP (la Cooperativa scientifica europea sulla fitoterapia) raccomanda una dose giornaliera di estratto di corteccia di salice corrispondente a 120-240 mg di salicilina.

Il dosaggio presente in Kilocal Colesterolo è molto più basso (50 mg di estratto secco, corrispondenti a 10 mg di Salicina): tuttavia è sempre consigliabile consultare il medico curante in caso di contemporanea terapia con anticoagulanti e/o fluidificanti del sangue (Cardioaspirin) o di antinfiammatori non steroidei (FANS), per evitare che si sommino gli effetti.

L’assunzione di Salicina è sconsigliata in caso di allergia nota all’Aspirina.

[1,32]

Acido Folico

Isolato per la prima volta nel 1941 dalle foglie di spinaci e sintetizzato in laboratorio nel 1946, l’acido folico (o vitamina B9) appartiene al gruppo delle vitamine B ed è essenziale per numerose reazioni metaboliche all’interno del nostro corpo.

Le fonti alimentari più ricche di folati provengono dal regno vegetale:

  • vegetali verdi a foglia (cavoli, broccoli, spinaci, lattuga, asparagi)
  • germogli
  • frutta (kiwi, fragole, arance)
  • frutta secca (mandorle, noci)
  • funghi
  • legumi
  • cereali fortificati

mentre i prodotti animali costituiscono in generale una fonte scarsa di acido folico (a parte fegato e frattaglie).

L’acido folico è una vitamina idrosolubile sensibile all’aria e alla luce, ma soprattutto al calore: la cottura dei cibi può inattivarlo fino al 100%. Per questa ragione è sempre raccomandabile la presenza di una quota di vegetali crudi o poco cotti all’interno della propria dieta (questo vale non solo per l’acido folico ma per tutte le vitamine termosensibili, tra cui la stessa vitamina C).

Piccole quantità di folati sono prodotte anche dalla flora batterica intestinale, ma pare vengano per la maggior parte escrete con le feci.

L’acido folico è essenziale per numerosi processi metabolici del nostro corpo e per tutte quelle cellule in attiva proliferazione (cellule del sangue e gastrointestinali in primis). Tra le funzioni principali dell’acido folico ricordiamo

  • sintesi e metabolismo degli acidi nucleici (DNA e RNA)
  • attivazione della vitamina B12
  • riduzione dei livelli di omocisteina (importante fattore di rischio cardiovascolare)
  • sintesi proteica

La carenza di acido folico non è così rara e i sintomi possono insorgere in breve tempo – mediamente dopo soli 4 mesi di introito inadeguato. Le possibili cause di carenza possono essere così schematizzate:

  • introduzione insufficiente con l’alimentazione
  • presenza di patologie che provocano disturbi dell’assorbimento (celiachia, morbo di Crohn)
  • assunzione di farmaci antagonisti dell’acido folico (metotrexate, contraccettivi orali, antiacidi)
  • aumentato fabbisogno (gravidanza e allattamento)
  • assunzione eccessiva di alcool

Date le numerose funzioni in cui è coinvolto l’acido folico, i sintomi della carenza sono facilmente sovrapponibili ad altre patologie e non immediatamente riconoscibili. In linea generale i sintomi possono essere:

  • anemia megaloblastica
  • affaticamento cronico
  • irritabilità e depressione, insonnia
  • cefalea
  • perdita di capelli
  • neuropatie periferiche
  • mielopatie
  • diarrea
  • perdita di peso
  • aumento dei livelli ematici di omocisteina

L’eccesso di acido folico è invece più raro. Pazienti con fenilchetonuria possono essere a rischio se l’introito giornaliero fosse maggiore delle dosi raccomandate.

La fenilchetonuria è una patologia ereditaria rara, che comporta un difetto nel metabolismo delle proteine, con aumento dei livelli dell’amminoacido fenilalanina, che ha effetti tossici a livello centrale. La terapia consiste in una dieta rigorosamente controllata e nell’assunzione di miscele di amminoacidi prive di fenilalanina: questi sostituti proteici risultano molto ricchi di acido folico – ed è per questo che potrebbe insorgere il rischio di sovradosaggio.

I sintomi da sovradosaggio possono comprendere:

  • nervosismo
  • tremori
  • accelerazioni del battito cardiaco

Le dosi giornaliere raccomandate di acido folico secondo l’Istituto Superiore di Sanità sono le seguenti:

  • adulti: 400 µg al giorno
  • donne in gravidanza: 600 µg al giorno, fino al terzo mese di gravidanza
  • donne in allattamento: 500 µg al giorno
  • integrazione per situazioni di carenza: 600 µg – 1 g al giorno

L’acido folico è di norma ben tollerato alle dosi consigliate. Eventuali reazioni avverse possono manifestarsi con assunzione prolungata superiore ai 5 g giornalieri, con disturbi gastrointestinali, orticaria allergica, irritabilità.

In Kilocal Colesterolo l’acido folico è probabilmente inserito in virtù della protezione cardiovascolare – in particolare per mantenere i livelli adeguati di omocisteina.

La dose contenuta è di 200 µg.

[1,33,34]

Coenzima Q10

Il Coenzima Q10 – o ubiquinone – è una molecola lipofila (ossia insolubile in acqua), appartenente al gruppo dei Coenzimi Q, ampiamente rappresentati in natura nelle piante, nei batteri, nei funghi e in tutti i tessuti animali, ove assolvono all’importante funzione di trasportatori di elettroni nelle reazioni metaboliche che avvengono all’interno delle cellule per la produzione di energia.

Il Q10 viene di norma introdotto tramite l’alimentazione. Le principali fonti risultano essere:

  • carne
  • pesce (salmone, tonno, sgombri, sardine)
  • cereali integrali
  • oli vegetali
  • vegetali (spinaci)
  • germe di grano
  • soia
  • frutta secca (noci)

L’assunzione giornaliera tramite gli alimenti risulta essere di circa 3-5 mg. Una volta ingerito, il Q10 viene assorbito a livello intestinale e trasportato in circolo – tramite legame con le lipoproteine VLDL e LDL (le stesse che trasportano il colesterolo)– attraverso il sistema linfatico.

Il Coenzima Q10 è un importante antiossidante presente in tutti gli organi e tessuti umani – con maggior concentrazione a livello cardiaco, renale ed epatico.

Sin dagli anni ‘70 del secolo scorso sono stati effettuati studi che hanno messo in correlazione la salute cardiaca con la quantità di Q10 circolante: da questi studi era emersa una diminuzione dei livelli di Q10 nei pazienti che avevano subito uno o più episodi di infarto.

Studi recenti hanno evidenziato come l’integrazione di questo coenzima migliori la funzionalità cardiovascolare in pazienti con insufficienza cardiaca (anche in caso di episodi pregressi di infarto o ischemia).

Inoltre, l’assunzione di Q10 da parte di pazienti sottoposti a intervento di bypass coronarico o sostituzione delle valvole cardiache sembra diminuirne in modo significativo i tempi di recupero.

Il coenzima Q10 sembra avere inoltre un ruolo nella prevenzione dei fenomeni ossidativi a carico del colesterolo LDL – primo passo verso lo sviluppo delle placche aterosclerotiche, che ostruiscono la circolazione dei vasi sanguigni e costituiscono una delle cause di insorgenza di molte malattie degenerative.

In Kilocal Colesterolo il Coenzima Q10 è probabilmente introdotto per l’azione protettiva a livello cardiovascolare e antiossidante nei confronti del colesterolo.

In base agli studi scientifici effettuati e alla pratica clinica, la dose normalmente consigliata di Q10 oscilla mediamente tra i 100 e i 300 mg al giorno – anche se il Ministero della Salute italiano raccomanda una dose massima giornaliera di 200 mg.

In Kilocal Colesterolo sono presenti 3 mg di Q10 per compressa (dose giornaliera) – una quantità sensibilmente inferiore a quella di norma utilizzate nella pratica clinica e corrispondente a quella mediamente introdotta con la dieta.

La dose potrebbe sembrare troppo bassa tuttavia, poiché esistono evidenze cliniche sul fatto che le statine (lovastatina, pravastatina e simvastatina) – farmaci utilizzati per il controllo del colesterolo – diminuiscano le scorte di Q10 ed essendo presente nel kilocal compresse un analogo della lovastatina, ossia la Monakolina K, i 3 mg di Q10 aggiunti alla formulazione potrebbero quantomeno contrastare l’eventuale perdita, se non delle scorte, almeno della parte di coenzima introdotto con l’alimentazione.

Il Coenzima Q10 è di norma ben tollerato: occasionalmente (e a dosaggi superiori a 200 mg giornalieri) si sono verificati episodi transitori quali disturbi gastrointestinali, diarrea, irritabilità e rush cutaneo.

[1, 35-39].

Cromo

Il Cromo è un minerale essenziale per il metabolismo umano. Partecipa a numerose reazioni enzimatiche ed è coinvolto nel metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine: riguardo i primi, in particolare, il Cromo potenzia l’attività dell’insulina e quindi contribuisce al mantenimento di bassi livelli di glucosio nel sangue – e a tale scopo è presente nella formulazione del prodotto in esame.

La dose giornaliera raccomandata nell’adulto è di 30-40 microgrammi (µg) [9]: in Kilocal Colesterolo risulta molto superiore (200 µg), pari al 500% della dose raccomandata. Si tratta comunque di una dose presente in diversi integratori di Cromo in commercio e dunque considerata ragionevolmente sicura.

Tuttavia, poiché il Cromo compete con il Ferro nel legarsi alla transferrina (la proteina che trasporta il Ferro nel sangue), un sovradosaggio cronico di Cromo potrebbe causare anemia in soggetti predisposti.

Peraltro, è opportuno tenere presente che il Cromo è contenuto in moltissimi alimenti di consumo quotidiano, come

  • carne
  • cereali integrali
  • frutta (mele, banane, arance)
  • verdura (broccoli, taccole)

per cui, se da un lato, con una dieta sufficientemente varia, non è difficile raggiungere la quantità giornaliera raccomandata, dall’altro le quantità presenti nel cibo si vanno a sommare a quelle presenti nell’integratore, aumentando in certa misura il rischio di sovradosaggio.

[40].

Avvertenze e precauzioni d’uso

Sul sito del produttore non sono riportate particolari precauzioni, se non quella di non superare le dosi consigliate.

Si raccomanda tuttavia precauzione in caso di patologie a carico del metabolismo e di eventuale terapia farmacologica in atto, in particolare in caso di assunzione concomitante di farmaci

  • per il controllo di colesterolo e trigliceridi
  • per il controllo della glicemia
  • anticoagulanti
  • antinfiammatori

Sconsigliamo l’assunzione del prodotto in caso di gravidanza o allattamento – salvo diverso parere medico.

Ricordiamo, infine, come ricorda lo stesso produttore, che il prodotto non è da intendersi come sostituto di una dieta equilibrata e di uno stile di vita sano – senza i quali qualsiasi potenziale effetto positivo sarebbe vanificato.

A cura della dott.ssa Sonja Bellomi, PhD in Scienza delle Sostanze Bioattive

 

Fonti e bibliografia

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  40. Humanitas Research – Cromo

Composizione

Composizione per singola unità posologica (compressa, capsula, flaconcino, bustina, dose, ...).
Principio attivoQuantità
Berberis aristata DC.50 mg
di cui Berberina42.5 mg
Banaba130 mg
Gelso bianco2100 mg
Lespedeza capitata Michx.100 mg
Olivo3100 mg
di cui Oleuropeina6 mg
Salix alba L.50 mg
di cui Salicina10 mg
Riso rosso fermentato4200 mg
di cui Monacolina K10 mg
Fieno Greco5100 mg
Coleus forskholii (Willd.) Bricq.25 mg
Coenzima Q105 mg
Cromo200 mcg
Vitamina B96200 mcg
  1. Banaba, anche conosciuto/a come Lagerstroemia speciosa (L.) Pers.
  2. Gelso bianco, anche conosciuto/a come Morus alba L.
  3. Olivo, anche conosciuto/a come Olea europaea L.
  4. Riso rosso fermentato, anche conosciuto/a come Oiyza sativa L semen fermentato con Monascus purpureus
  5. Fieno Greco, anche conosciuto/a come Trigonella foenum- graecum L.
  6. Vitamina B9, anche conosciuto/a come Acido folico, acido Folinico

Controindicazioni e avvertenze

  • Non superare la dose giornaliera consigliata dal produttore.
  • Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata ed uno stile di vita sano.
  • Per un utilizzo prolungato rivolgersi preventivamente al proprio medico.
  • Conservare il prodotto in un luogo fresco ed asciutto, al riparo dalla luce e dalle fonti di calore localizzate, dai raggi solari e dall’umidità.
  • Non utilizzare oltre la data di scadenza.

Efficacia e alternative

Disclaimer: I contenuti seguenti devono essere intesi come trattazione generale riferita a soggetti sani e, dove indicato, espressione del personale parere dell'autore; in caso di specifiche circostanze il proprio medico e/o farmacista possono rilevare esigenze diverse e per questo consigliare in modo appropriato (quando non addirittura indispensabile) l'assunzione di integratori e/o nutraceutici.

Il trattamento di ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia ed iperglicemia deve sempre avvenire sotto controllo medico, per valutare il reale profilo di rischio del paziente e conseguentemente la risposta terapeutica più appropriata.

Fatto salvo questa importante considerazione, è riconosciuto da tutte le società scientifiche che sia in termini di prevenzione che di trattamento è di fondamentale importanza:

  1. Adottare una dieta sana, equilibrata e varia.
  2. Praticare regolarmente esercizio fisico.
  3. Smettere di fumare.
  4. Dimagrire se necessario.
  5. Ridurre (o possibilmente eliminare) il consumo di alcool.

Roberto Gindro, laureato in farmacia, PhD


Valutazioni di efficacia basate principalmente sul Natural Medicines Therapeutic Research Center

  • Banaba
    • Un regolare consumo di fibra alimentare, associata ad una dieta sana e varia, permette di ottenere un efficace modulazione dell’assorbimento dei carboidrati.
  • Berberina
    • La berberina è probabilmente il principio attivo cardine dell’attività biologica dell’estratto della Berberis aristata DC.
    • Sono disponibili buone evidenze della sua efficacia nel trattamento di:
      • afte (quando applicata localmente)
      • diabete
      • ipercolesterolemia
      • pressione alta
      • sindrome dell’ovaio policistico
  • Berberis aristata DC.
    • Usata in forma di estratto per il trattamento di valori elevati di glicemia, per cui esistono buone evidenze, persiste invece qualche dubbio in più in merito al supposto effetto sul colesterolo alto.
    • Come in tutti i casi di prevenzione cardiometabolica non si può prescindere da una dieta adeguata, dalla pratica quotidiana di attività fisica e dalla perdita di peso quando necessario. A questo proposito, si ricorda che queste modifiche consentono di registrare i benefici già nelle prime settimane.
  • Coenzima Q10
    • Le principali fonti alimentari sono rappresentate da
      • carne
      • pesce (salmone, tonno, sgombri, sardine)
      • cereali integrali
      • oli vegetali
      • vegetali (spinaci)
      • germe di grano
      • soia
      • frutta secca (noci)
  • Coleus forskholii (Willd.) Bricq.
    • Benché possa vantare una tradizione popolare antichissima, non disponiamo ancora di sufficienti evidenze che ne giustifichino un regolare l’utilizzo.
  • Cromo
  • Fieno Greco
    • L’assunzione di fieno greco in forma di estratto è stato proposto con numerosi scopi, ad esempio come tonico o per il controllo dei livelli di colesterolo circolanti.
    • L’utilizzo alimentare, ad esempio in forma di semi o germogli, è non solo possibile ma auspicabile, mentre l’efficacia del ricorso all’uso di integratori appare strettamente dipendente dall’obiettivo e dalle dosi consumate.  In letteratura si trovano buone conferme relativamente all’uso per:
      • controllo della glicemia
      • dismenorrea (dolori mestruali)
      • calo della libido ed altre disfunzioni sessuali
  • Gelso bianco
    • Tra gli utilizzi più studiati troviamo il trattamento di iperglicemia (diabete) e iperlipidemia (colesterolo alto); se nel primo caso le evidenze sono ragionevolmente solide, nel secondo gli studi sono ancora preliminari.
    • Dal punto di vista dello stile di vita, effetti di grande impatto sulla glicemia sono la perdita di peso (in caso di sovrappeso/obesità) e la pratica regolare di esercizio fisico. Spesso trascurata, in caso di livelli elevati di glicemia appare indispensabile non solo l’attenzione ad evitare zuccheri semplici (dolci e zucchero in quanto tale), ma anche alla riduzione del consumo di grassi (in particolare quelli di origine animale).
    • Senza dubbio utile, quando disponibile, introdurre il frutto nella dieta.
  • Lespedeza capitata Michx.
    • Gli estratti di Lespedeza sono in genere utilizzati per le supposte proprietà capillaroprotettrici e diuretiche, ma non esistono in letteratura ricerche che ne confermino/confutino l’efficacia.
  • Olivo
    • L’olio d’oliva (rigorosamente vergine o, possibilmente, extravergine) dovrebbe essere quotidianamente presente in tavola, nella dose di un cucchiaio o poco più. Gli effetti e i benefici cardiovascolari sono ampiamente dimostrati (primo fra tutti la diminuzione del rischio di sviluppo di malattia coronarica).
    • L’efficacia dell’estratto secco trova buone conferme in letteratura, ma nella pratica è spesso limitata da dosi insufficienti.
  • Riso rosso fermentato
    • Il principio attivo chiave contenuto nel riso rosso fermentato è la monacolina K, una molecola che è sostanzialmente una statina naturale (le statine sono la più importante classe di farmaci attualmente in uso per il trattamento del colesterolo alto).
    • Trattandosi di una molecola mirata al trattamento di un importante problema di salute, con una solida letteratura scientifica che ne dimostra l’efficacia, più che di alternative è opportuno parlare di abitudini che rappresentano la base del trattamento e che tuttavia, in alcuni pazienti, potrebbero richiedere comunque di essere affiancate da un trattamento farmacologico (naturale o di sintesi):
      • attività fisica regolare,
      • dieta sana, varia ed equilibrata (ricca di alimenti vegetali e povera di derivati animali)
      • smettere di fumare e ridurre il consumo di alcolici
      • perdere peso se necessario.
  • Salix alba L.
    • L’estratto di salice è molto conosciuto perché, proprio da questa pianta, deriva uno degli antinfiammatori più usati al mondo, l’aspirina.
    • Effetti e tollerabilità sono più o meno sovrapponibili al farmaco, è quindi in grado di esercitare un’azione antinfiammatoria, antifebbrile ed antipiretica.
  • Vitamina B9
    • L’integrazione è considerata indispensabile in gravidanza (è necessario cominciare l’assunzione circa un mese prima dell’inizio della ricerca), in alcune forme di anemia.
    • I benefici in caso di iperomocistinemia sono invece dibattuti (è dimostrato l’effetto di riduzione dei livelli ematici di omocisteina, ma non una corrispondente diminuzione del rischio cardiovascolare associato).
    • È possibile assumere quantità rilevanti di folati attraverso un regolare consumo di frutta e verdura, quali ad esempio:
      • vegetali verdi a foglia (cavoli, broccoli, spinaci, lattuga, asparagi)
      • germogli
      • kiwi, fragole, arance
      • frutta secca (mandorle, noci)
      • funghi
      • legumi.
    • Si noti che, purtroppo, l’acido folico va incontro a rapida degradazione se la verdura non viene consumata molto fresca, oltre ad essere termolabile (ossia estremamente sensibile alla cottura).

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