Vitamina B3: alimenti, effetti e rischi

Introduzione

La vitamina B3 – nota anche come Niacina, Acido nicotinico, Nicotinamide, vitamina PP (pellagra preventive factor) – è una vitamina idrosolubile; come tutte quelle appartenenti al gruppo B, non può essere accumulata all’interno dell’organismo e deve pertanto essere introdotta tramite l’alimentazione. Una volta assunta per via orale, viene assorbita nello stomaco e nell’intestino tenue per diffusione passiva (e in misura minore tramite trasporto attivo attraverso canali sodio-dipendenti) ed eliminata attraverso le urine. In caso di carenza di vitamina B3, il corpo può sintetizzarla a partire dall’amminoacido Triptofano.

La Niacina è distribuita in tutto il corpo, ma particolarmente concentrata a livello del fegato, della milza e del tessuto adiposo.

Vitamina B3 e alimenti: dove si trova?

Le principali fonti alimentari di vitamina B3 sono:

  • Carne e pollame
  • Pesce (salmone, tonno, spada)
  • Uova
  • Lievito di birra
  • Legumi
  • Crusca di frumento
  • spinaci
  • frutta secca
  • frutta

A cosa serve?

La vitamina B3 è coinvolta in numerose e fondamentali reazioni biologiche:

  • produzione di energia
  • sintesi degli acidi grassi
  • sintesi di steroli e colesterolo
  • regolazione dell’espressione genica
  • mantenimento dell’integrità del genoma
  • regolazione della glicemia
  • regolazione dei livelli di trigliceridi e del colesterolo LDL e HDL
  • funzione antiossidante e detossificante

Inoltre la vitamina B3 è il precursore del NAD (nicotinamide adenina dinucleotide) e del NADP (NAD fosfato), coenzimi coinvolti nella sintesi del DNA, nel processo di glicolisi (scissione del glucosio e produzione di energia), nella respirazione cellulare e nella difesa dai danni dello stress ossidativo.

Carenza

In passato era diffusa una malattia da carenza di vitamina B3, nota come pellagra (letteralmente “pelle ruvida”), caratterizzata dai cosiddetti sintomi delle quattro “D”: diarrea, dermatite, demenza (con aggressività e pensieri confusi), decesso (se non curata in tempo). La pellagra fu descritta per la prima volta da un medico lombardo, Francesco Frapolli, nel 1771, anche se i sintomi erano già stati precedentemente individuati dal collega spagnolo Gaspar Casar nel 1735. Di fatto, la malattia era sconosciuta in Europa prima dell’importazione del mais dal Nuovo Mondo: il mais, cereale a basso costo, si diffuse presto tra le classi meno abbienti di Spagna e Nord Italia, laddove si registrava la più alta incidenza di casi di pellagra. Inizialmente si pensò che la causa della malattia fosse una tossina contenuta nel mais: bisognava attendere il 1920 perché un medico americano, Hoseph Goldberger identificasse finalmente la causa della malattia nella carenza di vitamina B3. Nel mais, infatti, questa vitamina è presente in forma legata e non disponibile per l’assorbimento, a meno che venga trattata con alcali: questo è ciò che avviene per esempio nella preparazione delle tortillas, che prevede l’ammollo della farina di mais in acqua di calce – e spiega perché le popolazioni del sud America, nonostante facessero abbondante uso di mais, non soffrissero di pellagra.

Attualmente la pellagra risulta ancora endemica, per le medesime ragioni alimentari appena descritte, in alcune aree dell’India, della Cina e dell’Africa.

Alimentazione varia ed equilibrata, insieme ad uno stile di vita sano, garantiscono di norma l’apporto adeguato di tutti i nutrienti.

Tuttavia, in condizioni di particolare sovraccarico (stress, eccessiva attività fisica) o di debilitazione fisica (alcoolismo, situazioni di indigenza, alimentazione squilibrata, diarrea prolungata, patologie da malassorbimento, ustioni estese, HIV/AIDS) possono manifestarsi carenze di vitamina B3 – che di norma si accompagnano a carenze di tutto il gruppo di vitamine B.

I sintomi più comuni sono:

  • debolezza
  • anemia
  • dermatiti da esposizione solare
  • anoressia
  • sintomi neurologici

Alcuni studi hanno messo in correlazione la carenza di vitamina B3 anche con la depressione, per via dell’azione del triptofano: questo amminoacido, in condizioni di carenza di vitamina B3, può fungere da precursore per la sintesi della vitamina stessa. Il triptofano, però, è anche il precursore della serotonina, il cosiddetto neurotrasmettitore del buonumore: sembra che, in caso di carenza di vitamina B3, il triptofano sia utilizzato di preferenza per la sintesi di questa vitamina e sia di conseguenza sottratto al ciclo di produzione della serotonina.

Vitamina B3 e integratori

Dal punto di vista terapeutico, la vitamina B3 è stato il primo agente ipolipidemizzante utilizzato con successo per prevenire recidive e ridurre la mortalità in caso di pregressi episodi di infarto del miocardio. Attualmente è utilizzata anche come agente ipolipidemizzante (per abbassare colesterolo e trigliceridi), antiossidante, chemoprotettore e per il trattamento di alcuni tipi di cefalee.

Effetti collaterali

ll fabbisogno giornaliero di vitamina B3 nell’adulto è di circa 14 mg.

Non sono noti sintomi da sovradosaggio quando la vitamina B3 viene assunta da fonti alimentari.

In caso di utilizzo come integratore, la reazione avversa più comune è l’arrossamento cutaneo, soprattutto nelle aree esposte alla luce (viso, collo, mani, piedi). Altre manifestazioni da sovradosaggio includono

  • prurito
  • nausea e disturbi gastrointestinali
  • infiammazioni del cavo orale
  • ipotensione
  • tachicardia
  • aumento della glicemia nel sangue
  • aumento dei valori di acido urico

In caso di utilizzo di elevati dosaggi di vitamina B3 a scopo terapeutico (per esempio come ipolipidemizzante in caso di colesterolo o trigliceridi alti, nel diabete di tipo 2 o nelle malattie cardiovascolari), nell’ordine dei 3-6 g al giorno per lunghi periodi di tempo, possono presentarsi nausea, vomito e segni di tossicità epatica: per evitare la comparsa di tali effetti, è opportuno partire da dosaggi non superiori ai 250-300 mg al giorno, aumentando gradualmente la dose nel corso della terapia, con monitoraggio costante della funzionalità epatica.

Interazioni

La vitamina B3 assunta ad alte dosi può interagire, favorevolmente o meno, con alcuni farmaci:

  • statine (atorvastatina, fluvastatina, pravastatina, simvastatina): l’effetto ipolipidemizzante della vitamina B3 può sommarsi a quello del farmaco, in senso favorevole, per la diminuzione del colesterolo circolante
  • ipoglicemizzanti per la terapia di glicemia e diabete: la vitamina B3 può aumentare i livelli di glicemia a digiuno. Si raccomanda quindi di modulare il dosaggio di entrambi sotto attenta supervisione medica
    antiretrovirali: la vitamina B3 può correggere in modo favorevole le dislipidemie conseguenti la terapia con
  • farmaci antiretrovirali (ad esempio i farmaci per il trattamento dell’HIV)
  • isoniazide (farmaco antitubercolosi): questo farmaco riduce i livelli di vitamina B3 e alla lunga può causare pellagra. Si raccomanda, in caso di terapia, di integrare la vitamina B3
  • anticoncezionali orali (pillola): possono diminuire i livelli di vitamina B3
  • tamoxifene: l’aggiunta di vitamina B3, B2 e coenzima Q10 sembra incrementi l’azione antitumorale del farmaco
  • imipramina: l’associazione con vitamina B3 può aumentare l’efficacia del farmaco nel trattamento dei disturbi bipolari

A cura della dott.ssa Sonja Bellomi, PhD in Scienza delle Sostanze Bioattive

Fonti e bibliografia

  1. Encyclopedia of Dietary Supplements, 2nd edition P.M.Coates, J.M.betz,M.R.Blackman, G.M.Cragg, M.Levine, J.Moss, J.D.White
  2. Herbs and Natural Supplements-An Evidence based guide, 2nd ed., Elsevier L. Braun, M. Cohen

Integratori contenenti Vitamina B3

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