Ferro, tra carenza, alimenti ed integratori

Introduzione

Il Ferro è un minerale essenziale, di vitale importanza per la salute umana. Mediamente nel corpo umano sono presenti dai 2 ai 4 g di Ferro totali, il 65% dei quali circola nei globuli rossi legato all’emoglobina, la proteina responsabile del trasporto di ossigeno a organi e tessuti; un ulteriore 10% resta legato alla mioglobina e immagazzinato nel tessuto muscolare, per supplire alle esigenze del muscolo; il 5% circa è legato a una serie di enzimi, di cui assicura il corretto funzionamento; il restante 20% è immagazzinato nel fegato come riserva.

Assorbimento

In natura il ferro è presente in due forme:

  • il ferro “eme”, tipico del regno animale
  • il ferro “non-eme”, forma presente nel regno vegetale

La forma eme è quella più solubile e più velocemente assorbibile a livello intestinale, poiché non influenzata dalla presenza di altre sostanze che possano limitarne la disponibilità. La forma non-eme, invece, necessita dell’azione dei succhi gastrici e della pepsina (un enzima digestivo) per poter essere assorbita; inoltre, il suo assorbimento può essere fortemente influenzato, in senso positivo o negativo, da una serie di fattori: la presenza di sostanze acide, per esempio, facilita l’assimilazione del Ferro non-eme (la co-somministrazione di Ferro da fonti vegetali insieme a 20 mg di acido ascorbico ne aumenta l’assorbimento di circa il 40%), così come la presenza di sorbitolo o fruttosio.

Per contro, esistono sostanze che ostacolano l’assorbimento del Ferro non-eme:

  • tè e caffè
  • fitati (antinutrienti presenti nei legumi, allontanabili con l’ammollo prima della cottura)
  • acido ossalico, contenuto in spinaci, cardo, cioccolato, frutti di bosco
  • Zinco, che compete col Ferro per l’assorbimento (integratori di Zinco inorganico possono ridurre l’assorbimento del Ferro del 70-80%)
  • Manganese, che può ridurre l’assorbimento del ferro del 20-40%
  • Calcio (in latte e latticini o come integratore), che ad elevate dosi può diminuire l’assorbimento del Ferro
  • Farmaci antiacidi

Questo non significa che legumi, verdure, tè o caffè siano alimenti da evitare, ma che, in caso di terapia con integratori a base di Ferro, è bene distanziarne l’assunzione; stesso discorso in caso di terapia con integratori di Zinco, Calcio e Manganese o con farmaci antiacidi.

Si noti tuttavia che nei pazienti vegetariani/vegani l’organismo è in grado di adattarsi efficacemente, aumentando la capacità di assorbimento intestinale e riducendo l’escrezione del metallo.

Fonti alimentari di ferro

Le principali fonti di Ferro eme sono

  • carni rosse (fegato e frattaglie, manzo)
  • carni bianche (tacchino)
  • pesce e frutti di mare
  • uova

Le principali fonti di Ferro non-eme includono

  • legumi
  • cereali integrali (riso)
  • frutta secca (mandorle)
  • frutta essiccata (fichi)
  • uvetta
  • vegetali (in particolare quelli a foglia verde larga, come cavoli e crescione)
  • cacao
  • soia

Oltre a queste fonti alimentari, esistono gli alimenti fortificati – nei quali però potrebbe insorgere un problema di competizione nell’assorbimento (ad esempio tra calcio e ferro, se entrambi presenti senza un promotore dell’assimilazione del Ferro, quale la vitamina C)

Analisi del sangue e carenza

Una volta assorbito, il Ferro vene veicolato nel sangue da una proteina, la trasferrina, e successivamente accumulato nel fegato (e in misura minore nel midollo osseo e nella milza) sotto forma di ferritina, una proteina di deposito. In situazioni di carenza di Ferro, temporanee o croniche, l’organismo può quindi attingere alle riserve di ferritina, in modo da mantenere adeguati livelli circolanti.

Per poter diagnosticare eventuali squilibri del Ferro (carenza o eccesso) è importante misurare, attraverso l’esame del sangue, tre parametri:

  • la sideremia, ossia la quantità di ferro circolante, legato alla transferrina
  • la ferritina, per quantificare le riserve disponibili.
  • la trasferrina, ossia la proteina di trasporto del Ferro

Il fabbisogno giornaliero di Ferro nell’essere umano è mediamente di 12-14 mg – valore che può variare a seconda di particolari condizioni di aumentato fabbisogno (es gravidanza e allattamento, mestruazioni abbondanti)

La carenza di Ferro è una delle forme di carenza alimentare più diffuse: secondo quanto riportato dall’OMS interessa circa 1,6 miliardi di persone. Le cause scatenanti possono essere di diverso tipo:

  • età: adolescenti e anziani sono le fasce più a rischio, per aumentato fabbisogno nel primo caso e diminuito assorbimento (o nutrizione carente) nel secondo
  • sesso: le donne vanno più facilmente incontro a situazioni di carenza, soprattutto durante l’età fertile, in caso di mestruazioni abbondanti, o in gravidanza, per aumentato fabbisogno
  • presenza di patologie che provochino malassorbimento, come disturbi gastrointestinali cronici o celiachia
  • situazioni che comportino la distruzione dei globuli rossi, come l’esercizio fisico portato a livelli estremi o patologie quali la malaria

Sintomi in caso di carenza: anemia sideropenica

La carenza di Ferro – in particolare delle scorte – porta allo sviluppo della cosiddetta anemia sideropenica, una delle forme di anemia più diffuse, che comporta riduzione del numero di globuli rossi e delle loro dimensioni. I sintomi si manifestano gradualmente e sono comuni ad altre forme di anemia:

  • stanchezza, affaticamento, debolezza, vertigini
  • pallore e freddolosità
  • problemi cardiovascolari e respiratori
  • sindrome delle gambe senza riposo
  • diminuita resistenza alle infezioni
  • diminuzione dei livelli di Selenio e Glutatione e quindi della capacità antiossidante del corpo
  • indebolimento di unghie e capelli
  • problemi tiroidei (ipotiroidismo)
  • picacismo, un disturbo alimentare caratterizzato dall’ingestione compulsiva di sostanze non nutritive (terra, sabbia, carta, gesso, cotone…)

Tutti questi sintomi scompaiono ripristinando i normali livelli di Ferro, modulando opportunamente l’alimentazione e ricorrendo a integratori specifici.

Eccesso di ferro

Come la carenza, anche l’eccesso di Ferro può essere egualmente dannoso e portare, se prolungato nel tempo, a danni tissutali anche gravi. Le possibili manifestazioni di un eccesso di Ferro nel corpo sono

  • iperpigmentazione della cute
  • disfunzioni della tiroide
  • alterazioni del ciclo mestruale
  • irritabilità, sbalzi di umore
  • affaticamento cronico
  • dolori agli arti
  • aritmie e disturbi cardiaci
  • impotenza o sterilità

Si raccomanda pertanto di assumere integratori solo se necessario per ripristinare una situazione di carenza.

Esistono, infine, condizioni patologiche che possono favorire l’insorgenza di tossicità da accumulo di Ferro e sono:

  • Talassemia e anemia sideroblastica, in cui il Ferro non riesce ad essere incorporato nell’emoglobina e dunque si accumula nei tessuti
  • Emosiderosi, dovuta a sovraccarico di ferro o a conseguente ad altre patologie come la malaria o l’anemia emolitica; in questo caso si ha accumulo di ferro in alcune regioni corporee (in genere polmoni o reni), senza tuttavia che si verifichi un danno tissutale
  • Emocromatosi, una condizione ereditaria o acquisita, che comporta sovraccarico di Ferro con possibile insorgenza di gravi danni a organi e tessuti (in particolare fegato, cuore, pancreas)

A cosa serve il ferro?

La funzione chiave del Ferro, come già anticipato, riguarda il trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina: questa molecola, presente nei globuli rossi, è in grado di legare quattro atomi di Ferro, che a loro volta possono legarsi ognuno a una molecola di ossigeno. Lo stesso tipo di legame avviene anche in un’altra proteina, la mioglobina, che sempre grazie al Ferro lega l’ossigeno e lo trasporta come riserva nelle fibre muscolari.

Il Ferro, inoltre, è fondamentale per la proliferazione delle cellule, comprese quelle del sistema immunitario: la carenza di questo minerale provoca disturbi sia a carico dell’immunità umorale che di quella cellulo-mediata; inoltre, pare possa avere un ruolo anche nella genesi di molte patologie autoimmuni, quali diabete di tipo 1, sclerodermia, lupus eritematosus, artrite reumatoide, sclerosi multipla.

Oltre al trasporto dell’ossigeno e alla funzione immunitaria, il Ferro interviene come cofattore enzimatico in innumerevoli processi metabolici all’interno del corpo umano:

  • sintesi di ATP (la principale molecola fonte di energia per le cellule) e respirazione cellulare
  • metabolismo degli amminoacidi (arginina, fenilalanina, triptofano, tirosina) e sintesi delle proteine
  • metabolismo dei carboidrati
  • protezione dai radicali liberi
  • sintesi dell’acido nitrico, importante regolatore endogeno della pressione sanguigna e dell’aggregazione piastrinica
  • sintesi degli ormoni tiroidei
  • sintesi di neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, noradrenalina)
  • sintesi di collagene ed elastina

Ferro e integratori

Il Ferro come integratore può essere somministrato sotto forma di differenti sali: solfato, ascorbato, carbonato, citrato, fumarato, gluconato, lattato, succinato e tartrato; tra essi il solfato sembra sia quello con maggiore biodisponibilità.

Qualora la carenza fosse particolarmente grave o non rispondesse al trattamento con integratori per uso orale si può ricorrere a infusioni endovenose.

L’assorbimento ottimale del Ferro assunto per via orale avviene al mattino, quando assunto mezz’ora prima della colazione insieme alla vitamina C (come integratore o come succo d’arancia).

Effetti collaterali

Purtroppo gli integratori di Ferro comportano un’elevata incidenza di effetti indesiderati anche fastidiosi a carico del sistema gastrointestinale:

  • nausea, vomito, bruciori di stomaco
  • feci scure
  • stipsi o diarrea

Gli integratori in forma liquida, inoltre, possono scolorire i denti: si raccomanda di diluirli ed eventualmente assumerli con una cannuccia, soprattutto se per lunghi periodi di tempo

Per ovviare agli effetti collaterali si può optare per una somministrazione settimanale anziché giornaliera, che, sulla base di quanto riportato da una recente revisione della Cochrane, può risultare egualmente efficace.

Si raccomanda di assumere integratori a base di ferro solo se prescritti dal proprio medico, perché come visto un eccessivo accumulo può essere quanto e più pericoloso di un’eventuale carenza.

Interazioni

Il Ferro interagisce con numerosi farmaci (ACE inibitori, per il controllo della pressione, antiacidi, L-Dopa, antibiotici), integratori (Calcio, Magnesio) e rimedi erboristici (erbe contenenti tannini). Poiché l’elenco sarebbe molto lungo da riportare in questa sede, si raccomanda di leggere attentamente quanto riportato sul foglietto illustrativo e consultarsi col proprio medico in caso di terapie farmacologiche concomitanti.

 

A cura della dott.ssa Sonja Bellomi, PhD in Scienza delle Sostanze Bioattive

Fonti e bibliografia

  1. Herbs and Natural Supplements- An evidence-based guide,4th ed.
    L.Braun, M.Cohen. Elsevier Editions
  2. Pediatrics. 2003 Apr;111(4 Pt 1):864-70. The Role of Meat to Improve the Critical Iron Balance During Weaning Leif Hallberg , Michael Hoppe, Maria Andersson, Lena Hulthén
  3. Am J Clin Nutr May 67.5 (1998): 873–877. Influence of ascorbic acid on iron absorption from an iron-fortified, chocolate-flavored milk drink in Jamaican children. Davidsson L et al.
  4. Autoimmun Rev. 2003 Mar;2(2):73-8. The Role of Iron in T Cell Development and Autoimmunity Christopher L Bowlus
  5. Cochrane Database of Syst Rev 2011 Dec 7 (12) CD009218 Intermittent iron supplementation for reducing anaemia and its associated impairments in menstruating women. Fernandez-Gaxiola AC, De-Regil LM.

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